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		<title>Messina</title>
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		<pubDate>Tue, 02 May 2023 10:09:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Città Faro]]></category>
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					<description><![CDATA[Il porto di Messina appartiene alla prima classe della seconda categoria dei Porti Nazionali. Ecco alcuni cenni storici.]]></description>
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									Il porto di Messina appartiene alla prima classe della seconda categoria dei Porti Nazionali. Ecco alcuni cenni storici.								</div>
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									<p>Il porto di Messina è formato da una penisola articolata che racchiude un vasto specchio acqueo di circa 820.000 mq con imboccatura a NW di m. 400 e fondali che consentono l’attracco diretto alle banchine anche a navi di grosso tonnellaggio.</p><p>Secondo l’attuale classificazione, il porto di Messina appartiene alla prima classe della seconda categoria dei Porti Nazionali. Il suo specchio acqueo, che si inscrive in una sorta di ellisse i cui assi sono pari a circa 950 e 1.000 mt., raggiunge una superficie di c.a. 75 H.A.</p><p>Le aree portuali, invece, occupano una superficie complessiva di c.a. 50H.A. Il porto di Messina, pienamente integrato nella struttura urbana della città, è un porto naturale interamente provvisto di banchine che offre un sicuro rifugio da qualsiasi vento. La sua imboccatura, orientata a NW, è larga circa 400 ml. e si estende tra il Forte S. Salvatore e la sede operativa della capitaneria di Porto.</p><p>Le 11 banchine del porto si estendono per circa 1.800 metri a partire dalla sede a mare della Capitaneria di Porto, sita presso l’imboccatura (lato W) del porto, fino alla banchina Egeo.<br />Grazie alle sue infrastrutture il Porto di Messina è, per volumi di traffico merci, passeggeri e croceristi, uno tra i porti più importanti del Mediterraneo. Più precisamente in Italia è il primo per movimentazione di persone e il decimo per traffico crocieristico (dati 2019).</p><p>Il Crocierismo, in particolare, rappresenta ormai da anni uno dei punti di forza della città con un numero rilevante di presenze: circa 400.000 croceristi/anno.</p>								</div>
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									<p>La città di Messina ha tradizioni marinare antichissime grazie ad un porto che per secoli ne ha influenzato lo sviluppo economico, commerciale e politico.</p><p>Il primo nome greco della città, Zancle, deriva dalla caratteristica forma di falce dell’ansa portuale: l’origine del nome risale al 493 a. c., come testimonia il ritrovamento di una dramma d’argento recante l’effige di un delfino – simbolo del porto – e la scritta Dankle.</p><p>Da sempre posizionato su una rotta essenziale per il commercio, con l’avvento dei Romani il Porto di Messina divenne il principale dell’isola e la città divenne “Civitas Foederata” di Roma ottenendo molti privilegi nel settore marittimo e commerciale.</p><p>Tale importanza subì una battuta di arresto durante le dominazioni dei Bizantini e degli Arabi. I Normanni, invece, e il conte Ruggero in particolare, riportarono Messina e il suo porto in auge</p><p>La città divenne in questo periodo sede del Consolato del Mare, tribunale formato da Consoli liberamente eletti da mercanti e navigiorum primates che emanava norme ed ordinanze per la regolamentazione dei rapporti tra i commercianti, esentava i messinesi da gabelle, dogane ed altri pagamenti per mare e per terra e stabiliva altri vantaggi commerciali che potenziarono ancora di più i traffici.</p><p>Il Consolato del Mare, la costruzione di un nuovo arsenale e della Darsena, l’istituzione di un Ammiragliato con giurisdizione sul porto, contribuirono a renderla uno dei porti più importanti del Mediterraneo dal punto di vista militare e commerciale.</p><p>Nel capiente porto della Città di Messina, da sempre crocevia di mercanti e galee armate, si concentrò tra luglio e agosto 1571 la Flotta della Santa Lega voluta da papa Pio V, al Comando di Don Juan de Austria, figlio naturale di Carlo V, costituita da circa 300 navi, per contrastare, nella Battaglia di Lepanto, l’espansione dell’Impero Ottomano nel Mediterraneo.</p><p>L’attività economica, i floridi commerci e i privilegi goduti inasprirono i rapporti con le altre città siciliane e Palermo fece sì che gli spagnoli riducessero i benefici concessi alla città e al porto. Il Senato messinese allora cacciò lo Stratigò spagnolo e si alleò nel 1674 con i francesi contro la Spagna in una rivolta che venne repressa violentemente nel 1679, con conseguente abolizione di tutti i privilegi e del Porto Franco.<br />Con i Borboni la città tentò di recuperare i traffici e gli scambi che tanto l’avevano resa florida in passato. Il Porto Franco fu istituito nuovamente nel 1784, esteso nel 1848 a tutta la città e abolito definitivamente nel 1879.<br />Alla fine dell’800 sorsero nella città edifici strumentali dell’attività marittima, come il mercato coperto, i magazzini generali e la stazione dei traghetti. Il sisma catastrofico del 1908 ed i conseguenti danni portarono ad una contrazione delle attività portuali.</p><p>La ricostruzione delle strutture portuali, realizzata negli anni trenta del secolo scorso, ricalca in parte la sistemazione ottocentesca. Il XX secolo ha visto lo sviluppo di una significativa attività cantieristica e l’ubicazione a Messina di una base navale della Marina Militare italiana e del relativo Arsenale.<br />Fonte: <a href="http://www.http//www.porto.messina.it/">www.porto.messina.it/</a></p>								</div>
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		<title>Vibo Valentia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[PMSAdmin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 May 2023 09:51:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Città Faro]]></category>
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					<description><![CDATA[Il porto di Vibo Valentia sede delle 4 edizioni del Premio il Faro]]></description>
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									Il porto di Vibo Valentia sede delle 4 edizioni del Premio il Faro								</div>
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									<p>Caratterizzato da una doppia funzione, commerciale e turistica, il porto di Vibo Marina è interessato da flussi commerciali strettamente connessi alle attività produttive ed agli insediamenti industriali presenti sul territorio della provincia vibonese. E’ specializzato nella distribuzione dei petroli, nel commercio di prodotti ittici e nel turismo, sia da diporto che per i collegamenti da e per le Isole Eolie.</p><p>È la sede di una delle Capitanerie di Porto &#8211; Guardia Costiera più grandi d&#8217;Italia, con giurisdizione che va da Nicotera a Maratea, così come è sede del Comando provinciale della Guardia di Finanza.</p><p>Il traffico commerciale in arrivo è costituito principalmente da carburanti e gas destinati ai depositi costieri ed agli stabilimenti presenti nella zona di Vibo Marina, mentre il traffico in partenza è rappresentato essenzialmente da prodotti industriali provenienti dalla limitrofa area industriale.</p><p>Oltre alle attività commerciali, all&#8217;interno del porto esiste un rilevante movimento di imbarcazioni da diporto che usufruiscono dei servizi essenziali, quali accoglienza e rifornimento di carburante. Tale movimento nel periodo estivo raggiunge elevati livelli di presenze e rappresenta un aspetto rilevante per il settore turistico provinciale.</p><p>Il porto di Vibo Valentia Marina si trova nella parte meridionale del Golfo di S. Eufemia, è protetto a ponente da un molo foraneo a gomito e a levante da un molo di sottoflutto a due bracci completamente banchinato (banchina Generale Malta e Molo Cortese). Internamente al bacino portuale ci sono varie banchine (Fiume, Tripoli, Bengasi, Papandrea e Buccarelli) destinate sia alle operazioni commerciali, militari che al diporto. Dalla radice della banchina Generale Malta verso la banchina Fiume ci sono vari pontili galleggianti destinati alle imbarcazioni da diporto.</p>								</div>
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		<title>Transizione ecologica nei porti</title>
		<link>https://www.premioilfaro.it/transizione-ecologica-nei-porti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[PMSAdmin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Apr 2023 10:15:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[Il tema dei green ports è indubbiamente importante  rendendo le aree portuali compatibili, sul piano ambientale, con quelle urbane]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="2263" class="elementor elementor-2263" data-elementor-post-type="post">
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Il tema dei green ports è indubbiamente importante  rendendo le aree portuali compatibili, sul piano ambientale, con quelle urbane</h2>				</div>
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									<p><strong>Più consistenti appaiono le risorse destinate alla sostenibilità ambientale e all’elettrificazione delle banchine (1,22 miliardi)</strong>. Il tema dei <em>green ports</em> è indubbiamente importante ed è la via obbligata per superare la separazione tra porto e città, <strong>rendendo le aree portuali compatibili, sul piano ambientale, con quelle urbane</strong>. I porti hanno realizzato nuovi ecosistemi tra terra e mare che incidono direttamente sul microclima delle città e l’equilibrio idrogeologico del territorio (il Documento di pianificazione energetica e ambientale di sistema portuale, DEASP, introdotto negli ultimi anni ha avviato una riflessione in questa direzione).  Ma i finanziamenti previsti colgono soltanto alcuni aspetti della questione, in particolare l’efficienza energetica degli edifici e l’elettrificazione delle banchine (ma non l’effetto isola di calore o la gestione delle acque).</p><p>L’elettrificazione delle banchine può consentire alle navi in sosta di spegnere i motori, abbattendo in tal modo le emissioni di gas serra e l’inquinamento atmosferico e acustico. <strong>Il trasferimento dell’energia dalle linee ad alta tensione alle banchine portuali e da qui alle navi, richiede forniture consistenti e specifiche infrastrutture</strong> (cabine di trasformazione dell’alta tensione e conversione, cavi), ma anche navi appositamente predisposte all’alimentazione elettrica (anche se temporanea). Su questo versante, <strong>nonostante gli 800 milioni di euro destinati al rinnovo delle flotte e alle navi verdi, persiste una forte resistenza da parte degli armatori</strong>, sia per i maggiori costi dell’energia elettrica sia per gli investimenti necessari per l’adeguamento delle navi.</p><p>Lo <strong>scenario diventa ancora più complesso se l’obiettivo è quello di utilizzare energia rinnovabile</strong> che va prodotta e stoccata in particolari sistemi di accumulo. L’energia rinnovabile prodotta da impianti eolici e fotovoltaici è attualmente in crescita, ma ancora del tutto insufficiente per poter garantire la produzione di idrogeno verde come carburante sostitutivo dell’energia fossile. Le <strong>prospettive più realistiche sembrano essere legate all’utilizzazione di carburanti meno inquinanti come il GNL</strong> (il cui rifornimento nei porti italiani dipende però dalle piccole navi metaniere, <em>bettoline</em>, provenienti dalla Spagna) e alla distribuzione di energia elettrica alle navi in sosta (a partire dalle navi crociera) direttamente dalle banchine connesse alla rete. Naturalmente tutto questo è legato alla modernizzazione delle flotte e alla disponibilità di forniture elettriche adeguate e sostenibili dal punto di vista dei costi: non a caso un recente studio <em>Porti verdi: la rotta per uno sviluppo sostenibile</em>, di Enel X e Legambiente (2021), ha messo bene in evidenza la necessità di un intervento pubblico per sostenere la riduzione delle tariffe elettriche. Investire sull’elettrificazione delle banchine è quindi importante ma le risorse a disposizione, se distribuite in misura diffusa, sono alla fine modeste e possono avviare soltanto iniziative sperimentali.</p><p>L’elettrificazione delle banchine va inserita in una prospettiva più ampia: non solo <em>cold ironing</em>, ma impiego dell’energia elettrica per le infrastrutture di movimentazione e automezzi, efficientamento energetico degli edifici, <em>smart grid</em>, automazione e digitalizzazione, intermodalità nave-ferro. <strong>Il porto può divenire un fattore di modernizzazione della mobilità nella città e nel territorio, di accelerazione del processo di elettrificazione del trasporto pubblico e privato, di diffusone della digitalizzazione e dell’automazione.</strong></p><p>  Per i porti dell’Italia meridionale il <em>Recovery Plan</em> mette in evidenza il loro ruolo per il turismo, ma questo, va detto, vale per tutto il sistema portuale nazionale: non solo per il traffico passeggeri e crocieristico, ma anche per la possibilità di riqualificare urbanisticamente le aree di <em>waterfront.</em> A differenza di quanto è accaduto in altre città europee, da Barcellona a Marsiglia, dove il decentramento ha consentito il recupero delle aree dismesse e la realizzazione di progetti strategici per lo sviluppo urbano, <strong>in Italia, dove i porti convivono con le città, i programmi di <em>waterfront (</em>tranne a Genova), non sono ancora decollati</strong>. Forse è giunto il momento di avviare un grande progetto di riqualificazione urbana integrato alla trasformazione <em>green</em> dei porti.</p><p>Il <em>Recovery Plan</em> ha previsto per la logistica integrata 0,36 miliardi finalizzati alla digitalizzazione, non molto, ma rappresenta un orientamento positivo da implementare ulteriormente per fare dei porti dei nodi avanzati sul piano tecnologico, dell’efficienza e del controllo dell’ambiente. La qualità ambientale delle aree portuali (<em>green port</em>) potrà consentire di superare la separazione tra porto e città, rendendo compatibile lo loro vicinanza attraverso un sistema integrato che ottimizza i loro servizi e le loro risorse. <strong>Porti e città, soprattutto nel contesto italiano, non possono che procedere insieme nella transizione ecologica e nello sviluppo.</strong></p><p> Fonte dell&#8217;articolo <a href="https://www.ispionline.it/it">www.ispionline.it/it</a>.</p>								</div>
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		<title>Portualità turistica</title>
		<link>https://www.premioilfaro.it/portualita-turistica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[PMSAdmin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Apr 2023 10:09:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Al via il Piano strategico della portualità turistica. Ma per ora solo promesse e dichiarazioni d’intenti.]]></description>
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									<p>L’Italia, come tutti sanno, è un Paese immerso nel cuore del Mediterraneo, con 8.000 chilometri di coste in buona parte balneabili, siti incantevoli per la natura dei luoghi e l’importanza di città e borghi affacciati sul mare. Ma tanta bellezza non è sufficientemente valorizzata a causa di un antico problema, da troppo tempo rimasto irrisolto: la mancanza di un numero adeguato di porti turistici moderni, attrezzati e funzionali, vere e proprie “porte d’ingresso” necessarie per muovere la cosiddetta economia del mare, una voce fondamentale per lo sviluppo dei centri costieri e anche dell’entroterra.</p><p><strong>Una città come Napoli,</strong> tanto per fare l’esempio più eclatante, è priva di un vero, moderno e attrezzato porto dedicato alla nautica da diporto. Si va avanti con concessioni temporanee dedicate a strutture inadeguate, e ogni estate, nella città partenopea, si ripete il fenomeno degli ormeggi abusivi, con raffiche di denunce e sequestri. Inascoltati da anni gli appelli lanciati dagli operatori del settore, vaghe e infondate le promesse delle autorità. Napoli – città simbolo della crisi della portualità turistica – è in grado di offrire soltanto la metà di posti barca rispetto alla domanda. Per fortuna a pochi chilometri di distanza c’è il Main Port di Castellammare di Stabia, struttura d’avanguardia in grado di ospitare yacht e super yacht fino a 100 metri. Ma per i diportisti che navigano su imbarcazioni di dimensioni inferiori (la stragrande maggioranza) il problema resta irrisolto.</p><p><strong>Ma al di là della carenza</strong> di strutture adeguate, per la portualità turistica permangono molti problemi, come l’esigenza di smarcarsi dalle concessioni balneari, facendo definitiva chiarezza sugli scenari normativi e fiscali e riconoscendo il settore come una rete di imprese turistiche Made in Italy, capaci di imporsi sui mercati nazionale e internazionale, di attrezzarsi per rispondere alle esigenze della transizione energetica e della digitalizzazione, fino a costruire un network nazionale delle strutture dedicate al diporto.</p><p><strong>Ben consapevole</strong> della gravità della situazione, l’associazione di categoria Assonat ha dato dunque il via al cosiddetto Piano Strategico della Portualità Turistica Italiana. E per questo si è svolta a Roma, presso la sede di Confitarma e Istituto Italiano di Navigazione, una tavola rotonda intitolata “Port in Italy”: al centro del confronto l’individuazione di punti qualificanti che evidenzino il ruolo essenziale dei porti turistici per l’economia del mare e per la crescita del Paese.</p><p><strong>Il presidente di Assonat Luciano Serra</strong> ha comunque parlato ottimisticamente dell’”inizio di un percorso”. “Con l’incontro di oggi – ha detto &#8211; diamo vita al piano strategico della portualità turistica italiana, che deve raccogliere le istanze del settore e definire i principali driver di sviluppo. Per questo ringraziamo in particolare la ministra Santanchè per la sua vicinanza e per averci dimostrato che le problematiche che avevamo già manifestato circa un mese fa sono state già recepite. Preparare il piano strategico della portualità – ha detto ancora il numero uno di Assonat &#8211; significa portare sui tavoli del Governo cinque, sei, dieci punti concreti per superare questo stato di impasse che ha ormai condizionato il nostro settore”.</p><p><strong>“Vorrei sottolineare </strong>– ha aggiunto Serra – che la portualità turistica italiana non può essere inclusa nella problematica delle concessioni balneari. Noi abbiamo concessioni per atto formale, le abbiamo sempre avute e abbiamo sempre fatto evidenze pubbliche. Però non solo ai porti deve essere applicata questa normativa ma anche agli approdi e ai punti di ormeggio, cioè a tutte le attività legate alla nautica turistica italiana. Altro punto è che il Governo faccia finalmente l’elenco delle imprese che rientrano nel turismo”.</p><p><strong>“Come sistema delle camere di commercio </strong>– ha commentato da parte sua il presidente di Assonautica Italiana Giovanni Acampora – ci faremo carico delle istanze della portualità turistica, che porteremo ai tavoli di confronto istituiti dal ministro per le politiche del mare e che faranno parte del Piano del Mare nazionale in corso di definizione. L’economia del mare italiana – ha concluso Acampora &#8211; non può prescindere dalla forza del turismo nautico, cuore pulsante del Made in Italy e settore strategico per la crescita del Paese”.</p><p>Fonte dell&#8217;articolo <a href="https://motori.ilmessaggero.it/">https://motori.ilmessaggero.it/</a></p>								</div>
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		<title>La portualità meridionale e il Mediterraneo</title>
		<link>https://www.premioilfaro.it/la-portualita-meridionale-e-il-mediterraneo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[PMSAdmin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Apr 2023 10:01:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
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					<description><![CDATA[Il Mediterraneo è al centro di interessi geopolitici ed economici: dall’energia al commercio, alla pesca.]]></description>
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									<p>Del tutto <strong>vaga è la strategia in favore della portualità del Mezzogiorno</strong> (nonostante l’impegno di investirvi almeno il 40% delle risorse del <em>Recovery plan</em>): <strong>non viene colto lo stretto rapporto tra i porti, i consumi regionali e gli entroterra produttivi. E</strong>ppure anche nel Mezzogiorno l’import-export è strettamente legato al trasporto marittimo: il futuro di <strong>Gioia Tauro </strong>come grande porto <em>transhipment</em>, oggi in forte ripresa, per la presenza di Contship, resta sospeso e continua a non trovare relazioni con il territorio; allo stesso modo <strong>Taranto</strong>, dove i nuovi concessionari terminalisti turchi (Yilport) sembrano aver compreso le potenzialità di un porto dotato di una notevole infrastrutturazione (il molo polisettoriale), non trova una adeguata attenzione, anche a fronte della sua collocazione in un’area a forte rischio ambientale che potrebbe trovare nello sviluppo del porto una componente importante per la sua riqualificazione. <strong>Neppure la questione dello stretto legame tra porti e sviluppo delle ZES sembra essere presa in seria considerazione</strong>.</p><p>Un discorso a parte meriterebbe <strong>l’infrastruttura trasversale tra il Tirreno e l’Adriatico</strong>, la linea AV/AC Napoli e Bari, che con un investimento di oltre 6 miliardi di euro è uno dei maggiori interventi in corso di attuazione nel nostro Paese. Qui il progetto di connessione con i sistemi portuali è ancora tutto da sviluppare.</p><p>Occorre riconoscere che <strong>manca, sia a livello nazionale che europeo, una attenzione strategica nei confronti del Mediterraneo</strong>, non solo perché vi transita circa il 10% del traffico marittimo mondiale (e il 30% dei contenitori), ma anche per la sua centralità economica e geopolitica. Negli ultimi decenni la scelta europea ha privilegiato lo sviluppo della portualità del Nord Europa e le relazioni con i Paesi dell’Est. <strong>Nel Mezzogiorno i porti italiani ristagnano e perdono terreno</strong>, crescono invece i porti del Nord Africa come Tanger Med e Porto Said, della Grecia come il Pireo, della Spagna come Algeciras e Valencia.</p><p><strong>Il Mediterraneo è uno scenario strategico</strong>. I suoi porti hanno reso lo spazio acqueo un intreccio di “vie marittime e terrestri collegate tra loro e quindi di città che si tengono per mano”. La bella immagine di Braudel ha ancora senso, soprattutto per il nostro Paese. Nell’area mediterranea e nel Medio Oriente si concentra una buona parte del nostro interscambio marittimo. Solo questo è sufficiente a confermare la centralità del Mediterraneo per la tenuta della portualità nazionale,che, va ricordato, è fortemente caratterizzata dal traffico Ro-Ro, Ro-Pax, ovvero da una rete di autostrade del mare sostenuta da una flotta traghetti d’eccellenza.</p><p>Il Mediterraneo è al centro di interessi geopolitici ed economic: dall’energia al commercio, alla pesca.  Ma c’è di più: è previsto uno forte sviluppo, non solo demografico, ma anche economico del continente africano e in particolare della sua costa settentrionale. <strong>La</strong> <strong>Cina, che da tempo sta portando avanti una strategia di posizionamento commerciale-infrastrutturale in Africa, ha rivolto la sua attenzione sul sistema portuale mediterraneo</strong> come nodo di smistamento e ramificazione in Europa delle <em>supply chains</em> che corrono lungo la V<em>i</em>a della seta, che altri non è se non una filiera di porti connessi ad aree ZES di elaborazione delle merci.  Tre grandi compagnie cinesi (Cosco, CMport, QPI) hanno già acquisito quote importanti nei porti mediterranei: dal Pireo a Porto Said, a Tanger Med, a Ambarli, a Haifa, a Valencia, a Marsiglia, a Vado.</p><p>Fonte dell&#8217;articolo <a href="https://www.ispionline.it/it">www.ispionline.it/it</a></p>								</div>
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		<title>Porti: transizione difficile per l’Italia</title>
		<link>https://www.premioilfaro.it/porti-transizione-difficile-per-litalia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[PMSAdmin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Apr 2023 09:38:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[Il quadro complessivo delle future politiche di sviluppo del sistema portuale è ormai delineato. ]]></description>
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Il quadro complessivo delle future politiche di sviluppo del sistema portuale è ormai delineato. </h2>				</div>
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									<p>Nel complesso <strong>3.660 milioni di euro</strong>, quasi l’intero ammontare delle risorse previste dal PNRR per la portualità nazionale: in questo modo gli investimenti maggiori ricadono sulle procedure di approvazione, monitoraggio e controllo definite dal Governo italiano, piuttosto che da quelle più stringenti messe a punto dalla Commissione europea.</p><p>Le risorse che fanno capo al <strong>Recovery Fund</strong>, relativamente ai porti e alla logistica integrata, ammontano a 0,63 miliardi di euro e sono destinate a sostenere le riforme necessarie alla modernizzazione del settore (semplificazione delle procedure per la pianificazione strategica, aggiudicazione delle aree portuali, autorizzazioni in particolare per gli impianti di cold ironing, implementazione sportello unico doganale) e la digitalizzazione dei servizi di trasporto passeggeri e merci.</p><h3>I motivi dell’allocazione delle risorse</h3><p>La scelta di concentrare gli investimenti nel Fondo complementare tiene conto sia dell’esigenza politica di avere maggiori margini di manovra per l’assegnazione dei finanziamenti alle singole Autorità portuali di sistema sia della complessità dei processi attuativi degli interventi infrastrutturali portuali.</p><p>In relazione a quest’ultimo punto molto ci si attende dal Dl 76/2020 (Semplificazioni) che ha ampliato e prorogato la disciplina dei commissari straordinari previsti dal decreto sblocca cantieri (Dl 32/2019), per cui oggi abbiamo 29 commissari straordinari tra cui tre Presidenti di Autorità portuale di sistema per 57 grandi opere il cui costo d’investimento è di oltre 82 miliardi; e dal Dl 77/2021 (Governance PNRR) attraverso cui sono state introdotte procedure semplificate per accelerare l’approvazione e l’attuazione delle grandi opere.</p><p>Il nuovo dispositivo riguarda dieci interventi di rilevanza strategica, tra cui due attengono alla <a href="https://www.premioilfaro.it/portualita-italiana-lo-studio/"><strong>portualità</strong></a>: la nuova diga foranea di Genova e il progetto Adriagateway di Trieste. L’art. 44 del Dl 77/2021 prevede una commissione speciale per la valutazione dell’impatto ambientale (VIA), una Soprintendenza speciale per la tutela dei beni culturali e paesaggistici relativi ai contesti interessati dagli interventi del PNRR, il comitato speciale del Consiglio superiore dei lavori pubblici come struttura di valutazione preventiva dei progetti di fattibilità tecnica ed economica, di compensazione dei conflitti interministeriali e territoriali e di mediazione nei casi di dissenso in sede di VIA e di conferenza di servizi. Per risolvere le questioni più difficili, ampi poteri sostitutivi sono affidati al Presidente del consiglio e al Consiglio dei ministri che si avvale di una Segreteria tecnica presso Palazzo Chigi.</p><p>Nell’insieme un complesso sistema normativo (che presenta ambiti di sovrapposizione) e un apparato tecnico imponente per realizzare congiuntamente l’obiettivo dì accelerare i processi autorizzativi e di attuazione. Un obiettivo irrinunciabile che va perseguito non solo per le grandi opere, ma anche per la pluralità degli interventi ordinari. La sfida è stata lanciata, le risorse finanziarie e organizzative messe a punto. C’è da augurarsi che siano adeguate, perché nei prossimi sei anni, secondo il cronoprogramma del PNRR, in un’ottica di sviluppo e di transizione ecologica, si giocano le sorti del Paese. In tale contesto un ruolo importante dovrà essere sostenuto dal sistema portuale nazionale.</p><h3>Lo sviluppo del sistema portuale</h3><p>È vero, come afferma il ministro Enrico Giovannini, che “circa 4 miliardi previsti dal piano sui porti è una cifra che non si è mai vista”. Ma, nonostante le risorse in gioco, le prospettive di sviluppo del sistema portuale restano ancora poco chiare. L’unico dato certo sembra essere la scelta di concentrare gli investimenti nei porti di Genova e di Trieste: nel primo per realizzare una diga foranea, a 500 mt. più al largo rispetto a quella esistente, per consentire l’accesso delle nuove mega navi container, nel secondo per implementare ulteriormente la piattaforma logistica attraverso ampliamenti e interconnessioni ferroviarie. Ai due porti sono stati assegnati rispettivamente 500 e 400 milioni di euro (quasi la metà delle risorse previste per le infrastrutture portuali dal Recovery Plan).</p><p>I finanziamenti sono finalizzati al sostegno dei due porti come nodi logistici al servizio dell’Europa. Lo sviluppo del porto di Genova non è legato soltanto alla sua accessibilità marittima (la nuova diga), ma al completamento del Terzo valico e del tunnel del Monte Ceneri, indispensabili per la funzionalità del corridoio Rotterdam Genova.</p><p>A Trieste, il porto italiano più avanzato sul piano dell’intermodalità nave-ferrovia, è decisivo implementare le relazioni con l’interporto di Cervignano come nodo di scambio verso la piattaforma logistica di Norimberga. Siamo in entrambi i casi solo all’inizio di un processo ma, mentre a Genova i tempi di attuazione saranno inevitabilmente lunghi, a Trieste sono previsti avanzamenti più rapidi.</p><p>Qui si è intrapreso un processo virtuoso: alleanze con operatori della logistica internazionali (il porto di Amburgo, l’interporto di Norimberga, la società danese di servizi logistici DFDS), ma soprattutto una forte sinergia con la Regione Friuli Venezia Giulia e il territorio. Il porto di Trieste sta sperimentando una nozione di porto regione che ben si addice alla specificità del sistema portuale nazionale che è bene ricordarlo è estremamente parcellizzato: 16 Autorità portuali di Sistema, 58 porti di cui ben 16 afferenti alla rete centrale TEN-T, tutti inseriti in una intensa urbanizzazione costiera che limita fortemente il processo di delocalizzazione e di ampliamento della capacità portuale. Il sistema portuale nazionale è strutturalmente legato al territorio, alle aree retroportuali, agli interporti, ai distretti industriali, alle esigenze di consumo e di rifornimento dei territori regionali, alle ZES /Zone Economiche Speciali). E naturalmente alle città di riferimento.</p>								</div>
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		<title>Portualità italiana: lo studio</title>
		<link>https://www.premioilfaro.it/portualita-italiana-lo-studio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[PMSAdmin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Apr 2023 09:29:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Porti]]></category>
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					<description><![CDATA[Lo studio sulla portualità italiana condotto nel 2011  in collaborazione con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti. ]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="2187" class="elementor elementor-2187" data-elementor-post-type="post">
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Lo studio sulla portualità italiana condotto nel 2011  in collaborazione con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti. </h2>				</div>
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									<p>Considerato che da anni il settore portuale italiano non dispone di una programmazione nazionale, il Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica della Presidenza del Consiglio dei Ministri, in collaborazione con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, ha condotto dal 2011 uno studio sulla portualità italiana.</p><p>Lo Studio ricostruisce lo stato delle infrastrutture portuali e della relativa programmazione e finanziamento, l’andamento e le previsioni di traffico riguardanti le merci, le modifiche del quadro normativo a partire dalla legge n. 84/1994, con particolare riferimento alle procedure di affidamento delle concessioni e dei lavori in ambito portuale, e le principali proposte di riforma.</p><p>Sulla base dei predetti elementi e delle indicazioni della Commissione Europea nell’ambito della revisione delle Reti Transeuropee di Trasporto (TEN-T), lo Studio individua anche una serie di indicatori per l’allocazione di future disponibilità finanziarie pubbliche e per la pianificazione del settore, nonché alcune raccomandazioni per azioni/misure di policy finalizzate allo sviluppo del sistema portuale italiano.</p><p>Oltre alla analisi della documentazione disponibile a livello nazionale e internazionale, è stato chiesto alle Autorità Portuali di fornire dati sui progetti infrastrutturali in atto, sui collegamenti del porto con la rete viaria/ferroviaria, sui piani regolatori e le relazioni con gli altri porti. Alle maggiori compagnie di shipping internazionali è stato chiesto di esprimere una valutazione comparativa, in termini di efficienza e competitività, tra i porti dell’Alto Tirreno e di quelli del nord Adriatico e i porti del Northern range e del West Med, oltre che valutazioni su tempi di percorrenza e costi di spedizione delle merci.</p><p>Sono stati inoltre organizzati 44 incontri: con le 23 Autorità Portuali, con le Compagnie di shipping internazionali, con i Rappresentanti del Parlamento e delle Amministrazioni centrali, con le Associazioni di categoria, con le Istituzioni finanziarie e con i grandi Enti nazionali gestori di reti di trasporto.</p><p>Gli esiti dello Studio potranno fornire un utile supporto all’operato del Parlamento, del Governo e del CIPE, in relazione sia agli indirizzi di riforma del sistema che alla coerenza della programmazione di settore.</p><p>Fonte dell&#8217;articolo <a href="https://www.programmazioneeconomica.gov.it/">www.programmazioneeconomica.gov.it/</a>.</p>								</div>
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